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Csil: cosa prevede per il 2013, nel settore dell’arredamento in Italia e nel mondo.

Reattività e adattabilità, dando valore medio-lungo periodo, questi i consigli ai produttori italiani per riprendersi.

Csil: cosa prevede per il 2013, nel settore dell’arredamento in Italia e nel mondo.

Il rapporto di Previsione sul Settore del Mobile in Italia redatto dal CSIL, ed esposto nella scorso novembre a Milano, evidenzia sia gli elementi di rischio sia le probabili offerte dello scenario futuro. Individua le opportunità di sviluppo, ma fa notare, anche, le zone d'ombra, in cui debolezze e minacce possono celarsi, in caso di strategie avventate da parte delle aziende italiane. Questo progetto ha coinvolto un campione di imprese del settore al quale è stato somministrato un questionario volto ad approfondire queste tematiche. Dallo studio si evidenza le peculiarità delle imprese vincenti del mobile e delle loro iniziative di internazionalizzazione messe in atto, tracciando una mappa dei mercati di destinazione, valutandone l'attendibilità. Il rapporto Word Furniture Outlook 2013 contiene dati analitici sull'industria del mobile e previsioni sulla crescita della domanda nel 2013 in 35 paesi europei, 15 Paesi dell'Asia e del Pacifico, 12 del Medio Oriente e dell'Africa, 3 del Nord America e 5 del Sud America. I dati forniti ed elaborati da Prometeia sono stati possibili nell'ambito di una lunga e preziosa collaborazione con il Fondo Monetario Internazionale, e con il fondamentale apporto di tali resoconti, attraverso l'adesione delle imprese alla survey e agli sponsor, contribuenti del seminario di previsione.   Lo scenario internazionale ipotizzato nei rapporti del CSIL è il seguente: - L’economia mondiale è in fase di lenta crescita, caratterizzata da un maggiore dinamismo dei paesi emergenti rispetto alle economie avanzate. - In particolare nel 2013 il prodotto interno lordo mondiale aumenterà del 3,6%. Gli aumenti saranno del’1,5% nelle economie avanzate e del 5,6% nei paesi emergenti. - Permangono rischi di un risultato peggiore delle attuali previsioni a causa della situazione nella zona euro e delle incertezze negli Stati Uniti sulla soluzione del problema fiscal cliff Anche nel medio periodo le prospettive di crescita dei paesi emergenti rimangono favorevoli. Nel 2013 gli acquisti dei consumatori italiani sono previsti in calo a causa alla fragilità del reddito a disposizione delle famiglie e alla decremento del mercato del lavoro. L’eccesso di abilità produttiva, la selettività nelle concessioni di credito e i dubbi sul futuro bloccano gli investimenti. L'apporto dell'export nette alla formazione del PIL resta positivo nel 2013, ma va annullandosi nel biennio seguente, a causa della ripresa delle importazioni.   Il commercio mondiale dell'arredo Il consumo mondiale di mobili è valutato a circa 410 miliardi di dollari USA. Il grado di apertura dei mercati è attualmente dell’ordine del 27%. I principali paesi importatori di mobili sono Stati Uniti, Germania, Francia e Regno Unito. Le importazioni degli Stati Uniti, dopo la crisi del 2008 e 2009, si sono riprese, e nel 2012 tornano al livello del 2007. La Cina ha aumentato le sue esportazioni da 25 miliardi di dollari nel 2009 a 45 miliardi di dollari nel 2012. Gli altri importanti esportatori dell'arredare sono Italia, Germania, e Polonia. Per il commercio mondiale del mobile è prevista uno sviluppo modesto nel 2012 e 2013, dopo la forte attenuazione del 2009 e il recupero del 2010 e del 2011. Le previsioni di variazioni in termini reali della domanda di mobili, nelle principali aree geografiche (si veda Grafico 3 che indica una contrazione per l’Europa Occidentale) è un aumento superiore al 3% per il mondo, specialmente merito al contributo dei paesi emergenti.   Il settore del mobile in Italia nel 2013-2015 Il 2013 sarà ancora un anno arduo per gli operatori del settore in Italia. La sviluppo del commercio internazionale e la stagnazione in Italia si interpreranno in una attenuazione della produzione di mobili del 3% a prezzi costanti; questo sia perché la domanda estera limitata dall’andamento dei principali collaboratori commerciali dell’Italia e sia per la persistente debolezza dei consumi interni (-6%), rallentati dallo sviluppo dell’occupazione, del reddito disponibile e da un quadro della situazione economica delle famiglie improntato alla cautela. Per quanto concernere le esportazioni, nel 2013 l'aumento che delineerà lo scenario globale avrà coinvolgimenti positive sull’andamento delle vendite di beni di mobili: la domanda espressa dai paesi emergenti presenterà segnali di un recupero più deciso che le aziende italiane dovranno essere disposte a intercettare, mentre tra i paesi delle economie evolute si registreranno contributi negativi alla crescita delle esportazioni di mobili solo da parte dei paesi dell’Europa Occidentale. Nel 2013 ci si attende, dunque, un aumento dell'export pari all’1% a prezzi costanti, attribuibili, da un lato alla leggerezza dei consumi interni di mobili, nei principali mercati delle economie avanzate dell’Europa occidentale, e dall’altro a una migliore proposta dai paesi emergenti. Nel 2014 con un commercio internazionale in aumento si prevede una preminente domanda estera e una richiesta interna che comincerà a mostrare segnali di accelerazione, ma senza che ciò si traduca in una crescita poderosa del mercato interno per quell’anno. Tornerà a lievitate l’economia italiana, nel biennio 2014/2015, a un ritmo intorno all’1,3% - 1,6% confortata dalla domanda interna. Ci sarà un aumento del reddito disponibile, aiutato dalla fine della calo dell’occupazione, migliorando il clima di sicurezza delle famiglie. Ciò si tradurrà, quindi, in una crescita positiva nel mondo del mobile, ipotizzabile per il 2015.   Il mercato globale nel 2013-2015, un'occasione per le imprese italiane. Con un mercato interno che seguita a flettere (di veda Grafico 2), l’unica propulsone che fornisce una spinta al settore dell'arredo è rappresentata dall'export e dalle prospettive di crescita dei mercati esteri. Le imprese esportatrici nel settore del mobile sono in totale circa 5000, il 24% del totale delle imprese attive, ben il 64% dell’occupazione del settore; all’interno di questo gruppo vi è poi un sottoinsieme di operatori che alle esportazioni affiancano anche altre forme di internazionalizzazione quali: accordi commerciali, joint ventures, investimenti produttivi. Ma, questi, rappresentano un gruppo di dimensione limitata. L’approccio alla piazza internazionale delle aziende italiane rimane piuttosto “classico” come i risultati hanno evidenziato nel nuovo progetto di ricerca sull’internazionalizzazione che CSIL ha elaborato in questi mesi. I dati acquisiti consentono di dividere le aziende in 5 macro aree omogenee: - i Front-Runners; - i Domestic Oriented; - gli Entrants and Estab lished Exporters; - gli Opportunity Driven e - gli International Players. Le caratteristiche di questi cluster sono i differenti tassi di successo nel corso degli ultimi anni. Non c'è una evidente discrepanza nei paesi di riferimento per le imprese dei singoli cluster, ma il modo di presenza e altri fattori specifici dei singoli prodotti, fascia e organizzazione dell’azienda, influenzano il successo sui singoli mercati. Una inclinazione internazionale sembra non possedere le aziende più giovani che sanno indirizzarsi verso soluzioni di internazionalizzazione più composite, agire in un’ottica di medio-lungo periodo, senza esigere effetti immediati. I cluster International Players e Front-Runners sono messi in luce casi di successo rappresentati da imprese che puntando su alcuni fattori strategici sono riuscite ad attutire le flessioni dei ricavi in questo difficile periodo e perfino ad aumentare il fatturato. Queste industrie italiane, di fronte al caduta della domanda interna, (si veda Grafico 3) si sono impegnate ancora di più per fidarsi nelle vendite all’estero, anche su piazze lontane, riducendo, dove possibile, i margini e cercando di puntare su fattori di combattività diversi dal prezzo, quali: un aumento della ricerca su innovazione e qualità del prodotto; una controllo più efficiente delle reti distributive internazionali; una crescita di produttività e dei servizi offerti al cliente. In conclusione, la domanda estera nel triennio che verrà continuerà a crescere, ma non nei paesi limitrofi all'Italia, dove, invece, sono ora dirette più della metà del commercio. In questi mercati un rapporto di tipo tradizionale può non essere più competitivo a rafforzare e accrescere le posizioni ottenute in passato, perciò e auspicabile cercare nuove mete.   Informazioni esaustive sui rapporti sono disponibili nei siti: www.csilmilano.it www.worldfurnitureonline.com

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