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Ferramenta per mobili, imbottito, cucina, rivestimenti e sistemi per l'arredamento.

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Il portale è articolato in diverse sezioni in cui è possibile esplorare i diversi prodotti in base alle diverse categorie, mettersi in contatto con le aziende produttrici, scaricare i cataloghi per rimanere al passo con le tendenze di settore e guardare i video delle interviste rilasciate dai migliori professionisti e produttori.

 

Nella sezione articoli vengono proposte tutte le informazioni riguardanti le più innovative tecnologie di prodotto, come materiali per mobili, accessori e sistemi per mobili, macchinari per mobili, ferramenta per mobili, fabbricati dalle aziende produttrici che vantano una solida esperienza nel campo. Nella sezione aziende vi è invece una panoramica sulle aziende produttrici iscritte al nostro portale, divise per categoria di prodotti, in cui è possibile mettersi in contatto per qualsiasi richiesta. Il nostro portale ha anche previsto una apposita sezione cataloghi per permettere ai professionisti e agli operatori di settore di visionare in modo pratico tutti i cataloghi relativi ai diversi prodotti (ferramenta per mobili, materiali per imbottitura, vernici per mobili, etc.). Inoltre, per consentire una facile consultazione dei prodotti il nostro portale ha riservato una sezione prodotti, organizzata per categorie, in cui è possibile informarsi sulle caratteristiche tecniche, i materiali e le funzionalità di ogni prodotto. La sezione video, invece, presenta numerose video interviste rilasciate dai professionisti e dalle aziende produttrici che riportano novità, approfondimenti e contenuti informativi sulle migliori tecnologie di settore.

 

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Mappa dei rischi 2023 di SACE: lo scenario delinea un quadro sempre più fluido e incerto

Indice

{"it":"Debolezza del ciclo economico, incertezza geopolitica, allerta climatica ed energetica: il quadro dei rischi globali nel 2023 segnala uno stato di fragilità che rallenta l’attività economica globale e il commercio internazionale. È questo lo scenario che emerge dalla Mappa dei Rischi 2023<\/b> di SACE<\/b>, presentata nell’evento streaming dal titolo significativo “Stabile Fragilità. Le vie di crescita sostenibile”. La Mappa dei Risch<\/u>i di SACE è considerata ormai una bussola fondamentale per le imprese che esportano e che sono chiamate, oggi più che mai, a fronteggiare le nuove sfide poste dall'attuale contesto politico-economico.\n

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Scenario: fonti di rischio e ciclo economico<\/h2>\n\n

Negli ultimi tre anni il contesto mondiale è stato caratterizzato da tre shock di portata straordinaria: l'emergenza pandemica, l'invasione russa dell’Ucraina con conseguente crisi energetica e alimentare, il ritorno dell’inflazione sostenuta e la fine delle politiche monetarie ultra-espansive. Senza dimenticare i sempre più frequenti eventi naturali estremi legati al cambiamento climatico.<\/p>\n\n

In questo scenario l’inflazione mondiale è stimata in calo attorno al 5% per il 2023 e la crescita del PIL mondiale è attesa in calo all’1,3% secondo le stime di Oxford Economics<\/i>.<\/p>\n\n

A risentirne maggiormente saranno i volumi degli scambi internazionali di beni e di servizi: sui primi pesa la debolezza della domanda e un rallentamento fisiologico dopo le performance molto positive dello scorso biennio; i secondi continueranno a beneficiare della ripresa dei flussi turistici e delle attività legate ai viaggi e al canale dell’ospitalità.<\/p>\n\n

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I trend per aree geografiche: rischio di credito<\/h2>\n\n

L’analisi assegna a ogni Paese, per ciascun indicatore, un punteggio da 0 a 100 (0 rischio<\/b> minimo, 100 rischio<\/b> massimo).
\nIl Rischio del credito<\/b> indica la probabilità che la controparte estera (sovrana, bancaria o corporate) non sia in grado <\/b>di soddisfare gli oneri dei contratti commerciali o finanziari. Dei 194 Paesi analizzati, in 57 diminuisce il livello di rischio<\/u>, 72 Paesi restano stabili, mentre in 65 aumenta.<\/p>\n\n

Le principali geografie avanzate presentano un profilo creditizio invariato con Germania e Francia stabili, rispettivamente 18 e 23. Bene Portogallo e Grecia (rispettivamente a 42 e 66).<\/p>\n\n

In Medio Oriente, i Paesi produttori di commodity dell’energia hanno registrato un immediato beneficio dall’aumento dei prezzi, con ricadute positive sulle finanze pubbliche, come Arabia Saudita (32), Emirati Arabi Uniti (36) ed Oman (62).<\/p>\n\n

In Africa, aumentano gli score in Ghana (88), Etiopia (93) e Kenya (81). Malgrado le esportazioni energetiche l’Egitto (83) vede peggiorare il proprio score a causa dell’impatto della guerra sull’approvvigionamento di materie prime agricole, così come Nigeria (85) e Sudafrica (67). In Tunisia (92) si registra un peggioramento della situazione economica in tutti i comparti.<\/p>\n\n

In Europa emergente e CSI il rischio di credito<\/u> risente della pesante escalation della crisi russo-ucraina. In difficoltà la Romania (58) gravata da un più costoso import energetico.<\/p>\n\n

In Turchia (84) il ripetuto taglio dei tassi di interesse e l’inflazione sopra l’80% hanno causato una perdita di fiducia da parte degli investitori internazionali con conseguente downgrade da parte di tutte le agenzie di rating.<\/p>\n\n

In Asia, il progressivo consolidamento fiscale e una robusta crescita economica posizionano l’India (60) tra i best performer dei principali mercati globali, garantendole un miglioramento. Migliorano anche Vietnam (67), Taiwan (23), Malesia (35) e Indonesia (54). Restano fragili lo Sri Lanka (98),  il Pakistan (90) e il Bangladesh (82). Infine i rischi bancari<\/i> e corporate sono in aumento in Paesi come Thailandia (60) e Cina (50) caratterizzati da un elevato livello di debito privato. Corea del Sud (21) e Filippine (50) beneficiando di ampie risorse pubbliche hanno saputo affrontare le sfide causate dal protrarsi della guerra in Ucraina.<\/p>\n\n

In America Latina proseguono con una buona performance di crescita Brasile (55) e Messico (44). Anche l’Argentina (81) nonostante un quadro politico ed economico ancora incerto, vede un miglioramento della propria dinamica debitoria.<\/p>\n\n

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I trend per aree geografiche: rischio politico<\/h2>\n\n

Gli indicatori di rischio politico<\/b> (guerra, disordini civili e violenza politica, esproprio ,violazioni contrattuali, restrizioni al trasferimento e alla convertibilità valutari) fotografano un peggioramento. Dei 194 Paesi analizzati, 35 migliorano, 71 sono stabili e 88 peggiorano.<\/p>\n\n

Nell’Europa emergente e CSI, il conflitto ha aumentato il rischio<\/b> in Russia, Bielorussia (entrambe a 97), nell’Est d’Europa e nella regione del CSI e ha contribuito a riacutizzare anche tutte quelle tensioni già presenti in Kosovo (71), Serbia (50), Moldavia (64), Bosnia (66), Azerbaijan (59) e Armenia (65).<\/p>\n\n

In Africa, si vedono gli effetti della mancanza di materie prime alimentari e delle proteste sociali come in Tunisia, Egitto e Nigeria (dove aumentano gli score rispettivamente a 76, 71 e 84). In altri Paesi il peggioramento è legato a conflitti già presenti sul territorio. È il caso di molti Paesi dell’Africa Subsahariana dove negli ultimi due anni si è assistito a diversi colpi di stato come in Ciad (81), Guinea (85), Mali (85) e Burkina Faso (77) e a continui scontri tra governo e ribelli come in Etiopia (90) o tra Repubblica Democratica del Congo (86) e Rwanda (52). In peggioramento anche il Sudafrica (53). Migliora solo l’Algeria (61) che ha incrementato le proprie entrate in valuta in seguito alla ridefinizione delle forniture energetiche globali.<\/p>\n\n

Migliorano le economie del Golfo, quindi EAU (21), Arabia Saudita (41) e Oman (44).<\/p>\n\n

In America Latina si fanno sentire le disuguaglianze sociali e territoriali: in Colombia (50) e in Brasile (50) con le recenti contestazioni elettorali, e in Perù (47) scosso da episodi di violenza politica sempre più ricorrenti e intensi.<\/p>\n\n

Diversamente in Asia il quadro rimane relativamente più stabile, ma non vanno trascurate le perduranti e crescenti tensioni tra Cina (41) e Taiwan (20). Nello Sri Lanka (74) permangono le proteste originate da una crisi che ha reso insostenibili le condizioni di vita per la popolazione.<\/p>\n\n

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I trend per aree geografiche: rischio di cambiamento climatico<\/h2>\n\n

In questo scenario economico e politico, il rischio di cambiamento climatico<\/b> segna nuovi peggioramenti, seppure con alcune differenze geografiche.<\/p>\n\n

Il set di indicatori dell'indagine SACE, insieme a Fondazione Enel<\/i>, comprende un indicatore di rischio di cambiamento climatico<\/u> che monitora le principali componenti (temperatura, fragilità idrogeologica e vento) a cui si aggiungono due campi di analisi: il benessere sociale (demografia, uguaglianza, livello di salute, istruzione e lavoro) e la transizione energetica, che misura lo stato di avanzamento della riconversione verso un nuovo mix energetico.<\/p>\n\n

Gli indicatori di transizione energetica<\/b>, mostrano un parziale miglioramento trainato dalle rinnovabili. Europa, America Latina e Asia, trainata dalla Cina, si confermano le aree di maggiore crescita nelle rinnovabili. In avanzamento anche l’America Settentrionale grazie ai progressi registrati da Stati Uniti e Canada. Il Brasile si conferma a ridosso dei Paesi più virtuosi su scala globale grazie anche al sostanziale contributo dell’idroelettrico e all’espansione del solare.<\/p>\n\n

Gli indicatori di rischio climatico<\/b> presentano un peggioramento nell’ultimo anno, seppure con alcune differenze dal punto di vista geografico.<\/p>\n\n

L’Asia è la più esposta al rischio di fenomeni naturali<\/u> avversi a causa di temperature in aumento due volte più rapidamente rispetto alla media globale. India (94) e Bangladesh (96) sono le geografie con il più alto indice di rischio climatico<\/u> dell’area e colpite da eventi ricorrenti e di forte entità in termini di perdite umane ed economiche. Così come il Pakistan (78), esposto ad alluvioni e le Maldive (83), la cui struttura insulare è minacciata. Fenomeni di estrema siccità hanno interessato la Cina (99) nei mesi estivi del 2022 danneggiando la produzione agricola e causando anche una crisi energetica nel Paese, con ripercussioni negative sulla produzione industriale.<\/p>\n\n

Anche l’Africa Subsahariana riporta un notevole aumento degli indicatori di rischio climatico<\/i>, con dinamiche differenti. Eventi alluvionali hanno colpito il Sudafrica (84), la Nigeria (82), Burkina Faso (80), Camerun (38), Ciad (83), Mali (77), Niger (97), causando 1,3 milioni di sfollati. Al contrario, in Etiopia (86), Kenya (96), Somalia (86) e Tanzania (77) la siccità si protrae dal 2020 e gli score sono in aumento. Eventi climatici estremi mettono inoltre a repentaglio la sicurezza energetica, come in Repubblica Democratica del Congo (76), Etiopia, Uganda (69), Zambia (93) e Mozambico, che producono oltre tre quarti della propria energia tramite idroelettrico.<\/p>\n\n

In Africa, la siccità è il principale fattore di rischio climatico<\/i> in particolare Egitto (32), Tunisia (32) e Marocco (37).<\/p>\n\n

In America Latina si registra un livello non particolarmente elevato di rischio<\/u>. Honduras (84), Guatemala (81), Nicaragua (70), Costa Rica (67) ed El Salvador (66) fanno parte di una lunga fascia territoriale colpita da siccità ricorrenti e prolungate, a volte interrotte da fenomeni piovosi estremi.<\/p>\n","en":"Weakness in the economic cycle, geopolitical uncertainty, climate and energy alerts: the picture of global risks in 2023 points to a state of fragility slowing down global economic activity and international trade. This is the scenario that emerges from SACE's 2023 Risk Map<\/strong>, presented at the streaming event with the significant title 'Stable Fragility. The paths to sustainable growth'. SACE's Risk Map<\/u> is now considered a fundamental compass for companies that export and that are called upon, today more than ever, to face the new challenges posed by the current political-economic context.\n

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The interactive world map of SACE<\/h2>\n\n

SACE's interactive online world map outlines risk profiles<\/strong> for companies exporting and investing in 194 foreign markets. The set of indicators used by analysts assesses credit risk, political risk <\/strong>and sustainability<\/strong> aspects such as climate change and energy transition.<\/p>\n\n

The study shows an increasingly fluid and uncertain picture, in which credit risks<\/u> <\/strong>remain stable but do not recover the ground lost after three years of adverse shocks, political risks<\/u> become more intense and climate events reveal disruptive impacts. In this context of 'stable fragility', the strategic elements to be invested in to strengthen resilience and ensure lasting growth are energy transition, sustainability<\/strong><\/u> and market diversification.<\/p>\n\n

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Scenario: sources of risk and business cycle<\/h2>\n\n

In the last three years, the global context has been characterised by three shocks of extraordinary magnitude: the pandemic emergency, the Russian invasion of Ukraine with the consequent energy and food crisis, the return of sustained inflation and the end of ultra-expansive monetary policies. Not forgetting the increasingly frequent extreme natural events linked to climate change.<\/p>\n\n

In this scenario, world inflation is estimated to fall to around 5% by 2023 and world GDP growth is expected to decline to 1.3% according to Oxford Economics<\/em> estimates.<\/p>\n\n

The volumes of international trade in goods and services will be most affected: the former will be weighed down by weak demand and a physiological slowdown after the very positive performance of the past two years; the latter will continue to benefit from the recovery of tourist flows and activities related to travel and the hospitality channel.
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Trends by geographical area: credit risk<\/h2>\n\n

The analysis assigns each country, for each indicator, a score from 0 to 100 (0 lowest risk,<\/strong> 100 highest risk)<\/strong>.
\nCredit risk <\/strong>indicates the probability that the foreign counterparty (sovereign, bank or corporate) will not be able to meet the obligations of trade or financial contracts. Of the 194 countries analysed, in 57 the level of risk <\/u>decreases, 72 countries remain stable and in 65 it increases.<\/p>\n\n

The main advanced geographies show an unchanged credit profile with Germany and France stable at 18 and 23 respectively. Portugal and Greece are doing well (at 42 and 66 respectively).<\/p>\n\n

In the Middle East, energy commodity producing countries experienced an immediate benefit from the price increase, with positive effects on public finances, such as Saudi Arabia (32), the United Arab Emirates (36) and Oman (62).<\/p>\n\n

In Africa, scores in Ghana (88), Ethiopia (93) and Kenya (81) increase. Despite energy exports, Egypt (83) sees its score worsen due to the impact of the war on the supply of agricultural raw materials, as do Nigeria (85) and South Africa (67). In Tunisia (92), the economic situation worsened in all sectors.<\/p>\n\n

In Emerging Europe and the CIS, credit risk<\/u> was affected by the heavy escalation of the Russian-Ukrainian crisis. Romania (58) is in trouble, burdened by more expensive energy imports.<\/p>\n\n

In Turkey (84), repeated interest rate cuts and inflation above 80% caused a loss of confidence by international investors, resulting in downgrades by all rating agencies.<\/p>\n\n

In Asia, gradual fiscal consolidation and robust economic growth place India (60) among the best performers of the major global markets, ensuring its improvement. Vietnam (67), Taiwan (23), Malaysia (35) and Indonesia (54) are also improving. Sri Lanka (98), Pakistan (90) and Bangladesh (82) remain fragile. Finally, banking and corporate risks <\/u>are increasing in countries such as Thailand (60) and China (50) characterised by a high level of private debt. South Korea (21) and the Philippines (50) benefiting from ample public resources were able to face the challenges caused by the protracted war in Ukraine.<\/p>\n\n

In Latin America, Brazil (55) and Mexico (44) continued with a good growth performance. Even Argentina (81), despite a still uncertain political and economic framework, is seeing an improvement in its debt dynamics.<\/p>\n\n

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Trends by geographical areas: political risk<\/h2>\n\n

Political risk i<\/strong>ndicators (war, civil unrest and political violence, expropriation, contractual violations, currency transfer and convertibility restrictions) show a worsening. Of the 194 countries analysed, 35 are improving, 71 are stable and 88 are worsening.<\/p>\n\n

In Emerging Europe and the CIS, the conflict increased the risk<\/strong> in Russia, Belarus (both at 97), Eastern Europe and the CIS region, and also contributed to exacerbating tensions already present in Kosovo (71), Serbia (50), Moldova (64), Bosnia (66), Azerbaijan (59) and Armenia (65).<\/p>\n\n

In Africa, the effects of the lack of raw food materials and social protests can be seen, as in Tunisia, Egypt and Nigeria (where the scores rose to 76, 71 and 84 respectively). In other countries, the deterioration is linked to conflicts already present on the ground. This is the case in many Sub-Saharan African countries where the last two years have witnessed several coups d'état such as in Chad (81), Guinea (85), Mali (85) and Burkina Faso (77) and continuous clashes between government and rebels such as in Ethiopia (90) or the Democratic Republic of Congo (86) and Rwanda (52). South Africa also deteriorated (53). Only Algeria (61) improves, which has increased its currency revenues following the redefinition of global energy supplies.<\/p>\n\n

The Gulf economies are improving, then the UAE (21), Saudi Arabia (41) and Oman (44).
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\nIn Latin America, social and territorial inequalities are being felt: in Colombia (50) and Brazil (50) with the recent electoral protests, and in Peru (47) shaken by increasingly recurrent and intense episodes of political violence.<\/p>\n\n

In Asia, on the other hand, the picture remains relatively more stable, but the continuing and growing tensions between China (41) and Taiwan (20) should not be overlooked. In Sri Lanka (74), protests persist, stemming from a crisis that has made living conditions for the population unsustainable.
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Trends by geographical areas: climate change risk<\/h2>\n\n

Against this economic and political backdrop, the risk of climate change<\/strong> worsens again, albeit with some geographical differences.<\/p>\n\n

The set of indicators in the SACE survey, together with the Enel Foundation, includes a climate change risk<\/u> indicator that monitors the main components (temperature, hydrogeological fragility and wind) to which two fields of analysis are added: social welfare (demographics, equality, health level, education and employment) and energy transition, which measures the state of progress of the reconversion towards a new energy mix.<\/p>\n\n

Energy transition<\/strong> indicators, show a partial improvement driven by renewables. Europe, Latin America and Asia, led by China, remain the areas of highest growth in renewables. North America is also advancing thanks to the progress made by the United States and Canada. Brazil is confirmed as one of the most virtuous countries on a global scale thanks to the substantial contribution of hydropower and the expansion of solar energy.<\/p>\n\n

Climate risk <\/strong>indicators have worsened over the past year, albeit with some geographical differences.<\/p>\n\n

Asia is the most exposed to the risk of adverse natural phenomena<\/u> due to temperatures rising twice as fast as the global average. India (94) and Bangladesh (96) are the geographies with the highest climate risk<\/u> index in the region and affected by recurring events of high magnitude in terms of human and economic losses. So is Pakistan (78), which is exposed to flooding, and the Maldives (83), whose island structure is threatened. Extreme drought phenomena affected China (99) in the summer months of 2022, damaging agricultural production and also causing an energy crisis in the country, with negative repercussions on industrial production.<\/p>\n\n

Sub-Saharan Africa also reports a significant increase in climate risk<\/em> indicators, with different dynamics. Flood events affected South Africa (84), Nigeria (82), Burkina Faso (80), Cameroon (38), Chad (83), Mali (77) and Niger (97), causing 1.3 million displaced persons. In contrast, in Ethiopia (86), Kenya (96), Somalia (86) and Tanzania (77), droughts have persisted since 2020 and scores are increasing. Extreme weather events also threaten energy security, as in the Democratic Republic of Congo (76), Ethiopia, Uganda (69), Zambia (93) and Mozambique, which produce more than three quarters of their energy through hydropower.<\/p>\n\n

In Africa, drought is the main climate risk factor in particular Egypt (32), Tunisia (32) and Morocco (37).
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\nIn Latin America, the level of risk is not particularly high. Honduras (84), Guatemala (81), Nicaragua (70), Costa Rica (67) and El Salvador (66) are part of a long belt of territories affected by recurring and prolonged droughts, sometimes interrupted by extreme rainfall phenomena.<\/p>\n","fr":"Faiblesse du cycle économique, incertitude géopolitique, alertes climatiques et énergétiques : le tableau des risques mondiaux en 2023 signale un état de fragilité qui ralentit l'activité économique mondiale et le commerce international. C'est le scénario qui ressort de la carte des risques 2023<\/strong> de la SACE<\/strong>, présentée lors de l'événement de diffusion en continu sous le titre significatif de \"Fragilité stable. Les voies d'une croissance durable\". La carte des risques<\/u> de la SACE est désormais considérée comme une boussole fondamentale pour les entreprises qui exportent et qui sont appelées, aujourd'hui plus que jamais, à faire face aux nouveaux défis posés par le contexte politico-économique actuel.\n

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La carte mondiale interactive de SACE<\/h2>\n\n

La carte du monde interactive en ligne de SACE présente les profils de risque <\/strong>des entreprises qui exportent et investissent sur 194 marchés étrangers. La série d'indicateurs utilisés par les analystes évalue le risque de crédit<\/strong>, le risque politique<\/strong> et les aspects de durabilité<\/strong> tels que le changement climatique et la transition énergétique.<\/p>\n\n

L'étude montre une situation de plus en plus fluide et incertaine, dans laquelle les risques de crédit<\/u> restent stables mais ne regagnent pas le terrain perdu après trois années de chocs défavorables, les risques politiques<\/u> s'intensifient et les événements climatiques révèlent des impacts perturbateurs. Dans ce contexte de \"fragilité stable\", les éléments stratégiques dans lesquels il convient d'investir pour renforcer la résilience et assurer une croissance durable sont la transition énergétique, la durabilité <\/u>et la diversification des marchés.<\/p>\n\n

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Scénario : sources de risque et cycle économique<\/h2>\n\n

Au cours des trois dernières années, le contexte mondial a été caractérisé par trois chocs d'une ampleur extraordinaire : l'urgence pandémique, l'invasion russe de l'Ukraine et la crise énergétique et alimentaire qui en a résulté, le retour d'une inflation soutenue et la fin des politiques monétaires ultra-expansives. Sans oublier les événements naturels extrêmes de plus en plus fréquents liés au changement climatique.<\/p>\n\n

Dans ce scénario, l'inflation mondiale devrait tomber à environ 5 % d'ici 2023 et la croissance du PIB mondial à 1,3 %, selon les estimations d'Oxford Economics<\/em>.<\/p>\n\n

Les volumes des échanges internationaux de biens et de services seront les plus affectés : les premiers seront plombés par la faiblesse de la demande et un ralentissement physiologique après les performances très positives des deux dernières années ; les seconds continueront à bénéficier de la reprise des flux touristiques et des activités liées aux voyages et à l'hôtellerie-restauration.<\/p>\n\n

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Évolution par zone géographique : risque de crédit<\/h2>\n\n

L'analyse attribue à chaque pays, pour chaque indicateur, une note de 0 à 100 (0 risque<\/strong> le plus faible, 100 risque<\/strong> le plus élevé).
\nLe risque de crédit <\/strong>indique la probabilité que la contrepartie étrangère (souverain, banque ou entreprise) ne soit pas en mesure de respecter les obligations des contrats commerciaux ou financiers. Sur les 194 pays analysés, le niveau de risque<\/u> diminue dans 57 pays, reste stable dans 72 pays et augmente dans 65 pays.<\/p>\n\n

Les principales zones géographiques avancées présentent un profil de crédit inchangé, l'Allemagne et la France étant stables à 18 et 23 respectivement, tandis que le Portugal et la Grèce se portent bien (à 42 et 66 respectivement).<\/p>\n\n

Au Moyen-Orient, les pays producteurs de matières premières énergétiques ont bénéficié immédiatement de la hausse des prix, avec des effets positifs sur les finances publiques, comme l'Arabie saoudite (32), les Émirats arabes unis (36) et Oman (62).<\/p>\n\n

En Afrique, les scores du Ghana (88), de l'Éthiopie (93) et du Kenya (81) augmentent. Malgré les exportations d'énergie, l'Égypte (83) voit son score se dégrader en raison de l'impact de la guerre sur l'approvisionnement en matières premières agricoles, tout comme le Nigeria (85) et l'Afrique du Sud (67). En Tunisie (92), la situation économique s'est dégradée dans tous les secteurs.<\/p>\n\n

Dans les pays émergents d'Europe et de la CEI, le risque de crédit<\/u> a été affecté par la forte escalade de la crise russo-ukrainienne. La Roumanie (58) a été mise en difficulté par le renchérissement des importations d'énergie.
\n
\nEn Turquie (84), les baisses répétées des taux d'intérêt et une inflation supérieure à 80 % ont entraîné une perte de confiance de la part des investisseurs internationaux, ce qui s'est traduit par des dégradations de la part de toutes les agences de notation.<\/p>\n\n

En Asie, l'assainissement progressif des finances publiques et une croissance économique robuste placent l'Inde (60) parmi les pays les plus performants des principaux marchés mondiaux, ce qui garantit son amélioration. Le Vietnam (67), Taiwan (23), la Malaisie (35) et l'Indonésie (54) s'améliorent également. Le Sri Lanka (98), le Pakistan (90) et le Bangladesh (82) restent fragiles. Enfin, les risques liés aux banques<\/u> et aux entreprises augmentent dans des pays comme la Thaïlande (60) et la Chine (50), caractérisés par un niveau élevé d'endettement privé. La Corée du Sud (21) et les Philippines (50), qui bénéficient d'importantes ressources publiques, ont pu faire face aux défis posés par la guerre prolongée en Ukraine.<\/p>\n\n

En Amérique latine, le Brésil (55) et le Mexique (44) ont continué à afficher une bonne croissance. Même l'Argentine (81), malgré un cadre politique et économique encore incertain, voit la dynamique de sa dette s'améliorer.<\/p>\n\n

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Tendances par zones géographiques : risque politique<\/h2>\n\n

Les indicateurs de risque politique<\/strong> (guerre, troubles civils et violence politique, expropriation, violations contractuelles, restrictions au transfert de devises et à la convertibilité) se dégradent. Sur les 194 pays analysés, 35 s'améliorent, 71 sont stables et 88 se dégradent.<\/p>\n\n

Dans l'Europe émergente et la CEI, le conflit a augmenté le risque<\/strong> en Russie, au Belarus (tous deux à 97), en Europe de l'Est et dans la région de la CEI, et a également contribué à exacerber les tensions déjà présentes au Kosovo (71), en Serbie (50), en Moldavie (64), en Bosnie (66), en Azerbaïdjan (59) et en Arménie (65).<\/p>\n\n

En Afrique, nous voyons les effets du manque de produits alimentaires et des protestations sociales comme en Tunisie, en Égypte et au Nigeria (où les scores ont augmenté à 76, 71 et 84 respectivement). Dans d'autres pays, la détérioration est liée aux conflits déjà présents sur le terrain. C'est le cas de nombreux pays d'Afrique subsaharienne où les deux dernières années ont été marquées par plusieurs coups d'État comme au Tchad (81), en Guinée (85), au Mali (85) et au Burkina Faso (77) et par des affrontements continus entre le gouvernement et les rebelles comme en Éthiopie (90), en République démocratique du Congo (86) et au Rwanda (52). L'Afrique du Sud s'est également détériorée (53). Seule l'Algérie (61) s'améliore, ayant augmenté ses revenus en devises suite à la redéfinition des approvisionnements énergétiques mondiaux.<\/p>\n\n

Les économies du Golfe s'améliorent, puis les EAU (21), l'Arabie Saoudite (41) et Oman (44).
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\nEn Amérique latine, les inégalités sociales et territoriales se font sentir : en Colombie (50) et au Brésil (50) avec les récentes manifestations électorales, et au Pérou (47) secoué par des épisodes de violence politique de plus en plus récurrents et intenses.<\/p>\n\n

En Asie, en revanche, la situation reste relativement plus stable, mais les tensions persistantes et croissantes entre la Chine (41) et Taïwan (20) ne doivent pas être négligées. Au Sri Lanka (74), les protestations persistent, en raison d'une crise qui a rendu les conditions de vie de la population insoutenables.<\/p>\n\n

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Tendances par zone géographique : risque lié au changement climatique<\/h2>\n\n

Dans ce contexte économique et politique, le risque de changement climatique<\/strong> s'aggrave à nouveau, avec toutefois quelques différences géographiques.<\/p>\n\n

L'ensemble des indicateurs de l'enquête SACE, en collaboration avec la Fondation Enel<\/em>, comprend un indicateur de risque de changement climatique<\/u> qui suit les principales composantes (température, fragilité hydrogéologique et vent) auquel s'ajoutent deux champs d'analyse : le bien-être social (démographie, égalité, niveau de santé, éducation et emploi) et la transition énergétique, qui mesure l'état d'avancement de la reconversion vers un nouveau mix énergétique.<\/p>\n\n

Les indicateurs de la transition énergétique<\/strong> montrent une amélioration partielle grâce aux énergies renouvelables. L'Europe, l'Amérique latine et l'Asie, avec la Chine en tête, restent les régions où la croissance des énergies renouvelables est la plus forte. L'Amérique du Nord progresse également grâce aux progrès réalisés par les États-Unis et le Canada. Le Brésil se confirme comme l'un des pays les plus vertueux à l'échelle mondiale grâce à la contribution substantielle de l'hydroélectricité et à l'expansion de l'énergie solaire.<\/p>\n\n

Les indicateurs de risques climatiques <\/strong>se sont aggravés au cours de l'année écoulée, avec toutefois quelques différences géographiques.<\/p>\n\n

L'Asie est la région la plus exposée au risque de phénomènes naturels<\/u> néfastes en raison de l'augmentation des températures deux fois plus rapide que la moyenne mondiale. L'Inde (94) et le Bangladesh (96) sont les zones géographiques présentant l'indice de risque climatique <\/u>le plus élevé de la région et sont touchés par des événements récurrents d'une grande ampleur en termes de pertes humaines et économiques. Il en va de même pour le Pakistan (78), qui est exposé aux inondations, et pour les Maldives (83), dont la structure insulaire est menacée. Des phénomènes de sécheresse extrême ont touché la Chine (99) au cours des mois d'été 2022, endommageant la production agricole et provoquant également une crise énergétique dans le pays, avec des répercussions négatives sur la production industrielle.<\/p>\n\n

L'Afrique subsaharienne enregistre également une augmentation significative des indicateurs de risque climatique<\/em>, avec des dynamiques différentes. Des inondations ont touché l'Afrique du Sud (84), le Nigeria (82), le Burkina Faso (80), le Cameroun (38), le Tchad (83), le Mali (77) et le Niger (97), provoquant le déplacement de 1,3 million de personnes. En revanche, en Éthiopie (86), au Kenya (96), en Somalie (86) et en Tanzanie (77), les sécheresses persistent depuis 2020 et les chiffres augmentent. Les phénomènes météorologiques extrêmes menacent également la sécurité énergétique, comme en République démocratique du Congo (76), en Éthiopie, en Ouganda (69), en Zambie (93) et au Mozambique, qui produisent plus des trois quarts de leur énergie grâce à l'hydroélectricité.<\/p>\n\n

En Afrique, la sécheresse est le principal facteur de risque climatique<\/u>, en particulier en Égypte (32), en Tunisie (32) et au Maroc (37).
\n
\nEn Amérique latine, le niveau de risque<\/em> n'est pas particulièrement élevé. Le Honduras (84), le Guatemala (81), le Nicaragua (70), le Costa Rica (67) et le Salvador (66) font partie d'une longue ceinture de territoires touchés par des sécheresses récurrentes et prolongées, parfois interrompues par des phénomènes pluviométriques extrêmes.<\/p>\n","de":"Konjunkturschwäche, geopolitische Unsicherheit, Klima- und Energiewarnungen: Das globale Risikobild im Jahr 2023 signalisiert einen Zustand der Fragilität, der die globale Wirtschaftstätigkeit und den internationalen Handel bremst. Dies ist das Szenario, das sich aus der Risikokarte 2023 <\/strong>von SACE<\/strong> ergibt, die auf der Streaming-Veranstaltung mit dem bezeichnenden Titel \"Stable Fragility. Wege zu nachhaltigem Wachstum\" vorgestellt wurde. Die Risikokarte<\/u> von SACE gilt heute als grundlegender Kompass für Unternehmen, die exportieren und die heute mehr denn je aufgerufen sind, sich den neuen Herausforderungen des aktuellen politisch-wirtschaftlichen Kontextes zu stellen.\n

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Die interaktive Weltkarte von SACE<\/h2>\n\n

Die interaktive Online-Weltkarte von SACE zeigt die Risikoprofile<\/strong> von Unternehmen, die in 194 ausländische Märkte exportieren und dort investieren. Die von den Analysten verwendeten Indikatoren bewerten das Kreditrisiko<\/strong>, das politische Risiko<\/strong> und sostenibilitàwie den Klimawandel und die Energiewende.<\/p>\n\n

Die Studie zeigt ein zunehmend unbeständiges und unsicheres Bild, in dem die Kreditrisiken<\/u> zwar stabil bleiben, aber den nach drei Jahren negativer Schocks verlorenen Boden nicht zurückgewinnen, die politischen Risiken<\/u> intensiver werden und Klimaereignisse störende Auswirkungen zeigen. In diesem Kontext der \"stabilen Fragilität\" sind die strategischen Elemente, in die investiert werden muss, um die Widerstandsfähigkeit zu stärken und ein dauerhaftes Wachstum zu gewährleisten, die Energiewende, die Nachhaltigkeit<\/u> und die Diversifizierung der Märkte.<\/p>\n\n

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Szenario: Risikoquellen und Konjunkturzyklus<\/h2>\n\n

In den letzten drei Jahren war der globale Kontext von drei Schocks außergewöhnlichen Ausmaßes geprägt: der Pandemie-Notstand, die russische Invasion in der Ukraine mit der daraus resultierenden Energie- und Nahrungsmittelkrise, die Rückkehr der anhaltenden Inflation und das Ende der ultraexpansiven Geldpolitik. Nicht zu vergessen die immer häufigeren extremen Naturereignisse im Zusammenhang mit dem Klimawandel.<\/p>\n\n

In diesem Szenario dürfte die weltweite Inflation bis 2023 auf etwa 5 % sinken und das weltweite BIP-Wachstum nach Schätzungen von Oxford Economics<\/em> auf 1,3 % zurückgehen.<\/p>\n\n

Das Volumen des internationalen Waren- und Dienstleistungsverkehrs wird am stärksten betroffen sein: Ersterer wird durch eine schwache Nachfrage und eine physiologische Verlangsamung nach der sehr positiven Entwicklung der letzten beiden Jahre belastet werden; letzterer wird weiterhin von der Erholung der Touristenströme und der Aktivitäten im Zusammenhang mit dem Reise- und Gastgewerbe profitieren.
\n
\n <\/p>\n\n

Trends nach geografischen Gebieten: Kreditrisiko<\/h2>\n\n

Bei der Analyse wird jedem Land für jeden Indikator ein Wert von 0 bis 100 zugewiesen (0 geringstes Risiko,<\/strong> 100 höchstes Risiko<\/strong>).
\nDas Kreditrisiko<\/strong> gibt die Wahrscheinlichkeit an, dass die ausländische Gegenpartei (Staat, Bank oder Unternehmen) nicht in der Lage ist, die Verpflichtungen aus Handels- oder Finanzverträgen zu erfüllen. Von den 194 untersuchten Ländern nimmt das Risiko<\/u> in 57 Ländern ab, in 72 Ländern bleibt es stabil und in 65 Ländern steigt es an.<\/p>\n\n

Die wichtigsten fortgeschrittenen Länder wiesen ein unverändertes Kreditprofil auf, wobei Deutschland und Frankreich mit 18 bzw. 23 stabil blieben. Portugal und Griechenland schnitten gut ab (mit 42 bzw. 66).
\n
\nIm Nahen Osten profitierten die Länder, die Energierohstoffe produzieren, unmittelbar von den steigenden Preisen, was sich positiv auf die öffentlichen Finanzen auswirkte, wie Saudi-Arabien (32), die Vereinigten Arabischen Emirate (36) und Oman (62).<\/p>\n\n

In Afrika steigen die Werte in Ghana (88), Äthiopien (93) und Kenia (81). Trotz der Energieexporte verschlechtert sich der Wert in Ägypten (83) aufgrund der Auswirkungen des Krieges auf die Versorgung mit landwirtschaftlichen Rohstoffen, ebenso wie in Nigeria (85) und Südafrika (67). In Tunesien (92) hat sich die wirtschaftliche Lage in allen Bereichen verschlechtert.<\/p>\n\n

In den Schwellenländern Europas und der GUS wurde das Kreditrisiko <\/u>durch die starke Eskalation der russisch-ukrainischen Krise beeinträchtigt. Rumänien (58), das durch teurere Energieimporte belastet wird, ist in Schwierigkeiten.<\/p>\n\n

In der Türkei (84) führten wiederholte Zinssenkungen und eine Inflation von über 80 % zu einem Vertrauensverlust bei den internationalen Anlegern, was zu Herabstufungen durch alle Ratingagenturen führte.<\/p>\n\n

In Asien gehört Indien (60) aufgrund der allmählichen Haushaltskonsolidierung und des robusten Wirtschaftswachstums zu den leistungsstärksten Ländern unter den großen globalen Märkten, was seine Verbesserung gewährleistet. Vietnam (67), Taiwan (23), Malaysia (35) und Indonesien (54) verbessern sich ebenfalls. Sri Lanka (98), Pakistan (90) und Bangladesch (82) bleiben anfällig. In Ländern wie Thailand (60) und China (50), die durch eine hohe Privatverschuldung gekennzeichnet sind, nehmen die Risiken für Banken<\/em> und Unternehmen zu. Südkorea (21) und die Philippinen (50), die über umfangreiche öffentliche Mittel verfügen, konnten die durch den langwierigen Krieg in der Ukraine verursachten Herausforderungen bewältigen.<\/p>\n\n

In Lateinamerika verzeichneten Brasilien (55) und Mexiko (44) weiterhin ein gutes Wachstum. Selbst Argentinien (81) verzeichnet trotz der nach wie vor unsicheren politischen und wirtschaftlichen Rahmenbedingungen eine Verbesserung seiner Schuldendynamik.
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\n <\/p>\n\n

Trends nach geografischen Gebieten: politisches Risiko<\/h2>\n\n

Die Indikatoren für politische Risiken <\/strong>(Krieg, zivile Unruhen und politische Gewalt, Enteignung, Vertragsverletzungen, Devisentransfer und Konvertierungsbeschränkungen) zeigen eine Verschlechterung. Von den 194 analysierten Ländern verbessern sich 35, 71 sind stabil und 88 verschlechtern sich.<\/p>\n\n

In den aufstrebenden Ländern Europas und der GUS erhöhte der Konflikt das Risiko<\/strong> in Russland, Weißrussland (beide bei 97), Osteuropa und der GUS-Region und trug außerdem zur Verschärfung der bereits bestehenden Spannungen im Kosovo (71), in Serbien (50), Moldawien (64), Bosnien (66), Aserbaidschan (59) und Armenien (65) bei.<\/p>\n\n

In Afrika sieht man die Auswirkungen des Mangels an Nahrungsmitteln und der sozialen Proteste wie in Tunesien, Ägypten und Nigeria (wo die Werte auf 76, 71 bzw. 84 gestiegen sind). In anderen Ländern hängt die Verschlechterung mit bereits bestehenden Konflikten vor Ort zusammen. Dies ist in vielen afrikanischen Ländern südlich der Sahara der Fall, wo es in den letzten zwei Jahren zu mehreren Staatsstreichen kam, wie im Tschad (81), in Guinea (85), Mali (85) und Burkina Faso (77), sowie zu ständigen Zusammenstößen zwischen Regierung und Rebellen, wie in Äthiopien (90), der Demokratischen Republik Kongo (86) und Ruanda (52). Auch Südafrika hat sich verschlechtert (53). Nur Algerien (61) verbessert sich, das seine Deviseneinnahmen infolge der Neudefinition der weltweiten Energieversorgung gesteigert hat.<\/p>\n\n

Die Volkswirtschaften der Golfstaaten verbesserten sich, d.h. die VAE (21), Saudi-Arabien (41) und Oman (44).<\/p>\n\n

In Lateinamerika sind die sozialen und territorialen Ungleichheiten spürbar: in Kolumbien (50) und Brasilien (50) durch die jüngsten Wahlproteste und in Peru (47) durch die immer häufigeren und intensiveren Episoden politischer Gewalt erschüttert.
\n
\nIn Asien hingegen bleibt das Bild relativ stabil, aber die anhaltenden und wachsenden Spannungen zwischen China (41) und Taiwan (20) sollten nicht übersehen werden. In Sri Lanka (74) halten die Proteste an, die auf eine Krise zurückzuführen sind, die die Lebensbedingungen der Bevölkerung untragbar gemacht hat.<\/p>\n\n

 <\/p>\n\n

Trends nach geografischen Gebieten: Risiko des Klimawandels<\/h2>\n\n

Vor diesem wirtschaftlichen und politischen Hintergrund verschärft sich das Risiko des Klimawandels<\/strong> erneut, wenn auch mit einigen geografischen Unterschieden.<\/p>\n\n

Das Indikatorenset der SACE-Umfrage umfasst in Zusammenarbeit mit der Enel-Stiftung <\/em>einen Risikoindikator für den Klimawandel,<\/u> der die wichtigsten Komponenten (Temperatur, hydrogeologische Anfälligkeit und Wind) überwacht, zu denen zwei Analysebereiche hinzukommen: das soziale Wohlergehen (Demografie, Gleichheit, Gesundheitszustand, Bildung und Beschäftigung) und die Energiewende, die den Stand der Umstellung auf einen neuen Energiemix misst.<\/p>\n\n

Die Indikatoren für die Energiewende <\/strong>zeigen eine teilweise Verbesserung durch erneuerbare Energien. Europa, Lateinamerika und Asien, angeführt von China, sind nach wie vor die Regionen mit dem größten Wachstum bei den erneuerbaren Energien. Auch Nordamerika macht dank der Fortschritte in den Vereinigten Staaten und Kanada Fortschritte. Brasilien hat sich dank des erheblichen Beitrags der Wasserkraft und des Ausbaus der Solarenergie als eines der tugendhaftesten Länder der Welt erwiesen.<\/p>\n\n

Die Klimarisikoindikatoren<\/strong> haben sich im vergangenen Jahr verschlechtert, wenn auch mit einigen geografischen Unterschieden.<\/p>\n\n

Asien ist am stärksten dem Risiko<\/u> <\/strong>widriger Naturereignisse<\/u> ausgesetzt, da die Temperaturen doppelt so schnell steigen wie im globalen Durchschnitt. Indien (94) und Bangladesch (96) sind die Länder mit dem höchsten Klimarisikoindex <\/u>in der Region und sind von wiederkehrenden Ereignissen betroffen, die hohe menschliche und wirtschaftliche Verluste verursachen. Gleiches gilt für Pakistan (78), das von Überschwemmungen bedroht ist, und die Malediven (83), deren Inselstruktur gefährdet ist. China (99) wurde in den Sommermonaten 2022 von extremen Dürreperioden heimgesucht, die die landwirtschaftliche Produktion schädigten und eine Energiekrise im Land auslösten, die sich negativ auf die Industrieproduktion auswirkte.<\/p>\n\n

Subsahara-Afrika meldet ebenfalls einen deutlichen Anstieg der Klimarisikoindikatoren<\/em>, allerdings mit unterschiedlicher Dynamik. In Südafrika (84), Nigeria (82), Burkina Faso (80), Kamerun (38), Tschad (83), Mali (77) und Niger (97) kam es zu Überschwemmungen, durch die 1,3 Millionen Menschen vertrieben wurden. In Äthiopien (86), Kenia (96), Somalia (86) und Tansania (77) halten die Dürren dagegen seit 2020 an, und die Zahlen nehmen zu. Extreme Wetterereignisse bedrohen auch die Energiesicherheit, wie in der Demokratischen Republik Kongo (76), Äthiopien, Uganda (69), Sambia (93) und Mosambik, die mehr als drei Viertel ihrer Energie durch Wasserkraft erzeugen.<\/p>\n\n

In Afrika ist die Dürre der wichtigste Klimarisikofaktor<\/em>, insbesondere in Ägypten (32), Tunesien (32) und Marokko (37).
\n
\nIn Lateinamerika ist das Risiko<\/u> nicht besonders hoch. Honduras (84), Guatemala (81), Nicaragua (70), Costa Rica (67) und El Salvador (66) sind Teil eines langen Gürtels von Gebieten, die von wiederkehrenden und lang anhaltenden Dürren betroffen sind, die manchmal von extremen Regenfällen unterbrochen werden.<\/p>\n","es":"Debilidad del ciclo económico, incertidumbre geopolítica, alertas climáticas y energéticas: el panorama de los riesgos globales en 2023 apunta a un estado de fragilidad que ralentiza la actividad económica mundial y el comercio internacional. Este es el escenario que se desprende del Mapa de Riesgos 2023 <\/strong>de SACE<\/strong>, presentado en streaming con el significativo título \"Fragilidad estable. Los caminos hacia el crecimiento sostenible\". El Mapa de Riesgos<\/u> de SACE se considera hoy una brújula fundamental para las empresas que exportan y que están llamadas, hoy más que nunca, a afrontar los nuevos retos que plantea el actual contexto político-económico.
\n \n

 <\/p>\n\n

El mapamundi interactivo de SACE<\/h2>\n\n

El mapamundi interactivo en línea de SACE describe los perfiles de riesgo<\/strong> de las empresas que exportan e invierten en 194 mercados extranjeros. El conjunto de indicadores utilizados por los analistas evalúa el riesgo de crédito<\/strong>, el riesgo político<\/strong> y aspectos de sostenibilidad <\/strong>como el cambio climático y la transición energética.<\/p>\n\n

El estudio muestra un panorama cada vez más fluido e incierto, en el que los riesgos de crédito<\/u> se mantienen estables pero no recuperan el terreno perdido tras tres años de perturbaciones adversas, los riesgos políticos <\/u>se intensifican y los fenómenos climáticos revelan impactos perturbadores. En este contexto de \"fragilidad estable\", los elementos estratégicos en los que hay que invertir para reforzar la resiliencia y garantizar un crecimiento duradero son la transición energética, la sostenibilidad <\/u>y la diversificación de los mercados.<\/p>\n\n

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Escenario: fuentes de riesgo y ciclo económico<\/h2>\n\n

En los tres últimos años, el contexto mundial se ha caracterizado por tres choques de extraordinaria magnitud: la emergencia pandémica, la invasión rusa de Ucrania con la consiguiente crisis energética y alimentaria, el retorno de una inflación sostenida y el fin de las políticas monetarias ultraexpansivas. Sin olvidar los cada vez más frecuentes fenómenos naturales extremos vinculados al cambio climático.<\/p>\n\n

En este escenario, se estima que la inflación mundial caerá a alrededor del 5% en 2023 y el crecimiento del PIB mundial se reducirá al 1,3%, según las estimaciones de Oxford Economics.<\/em><\/p>\n\n

Los volúmenes del comercio internacional de bienes y servicios serán los más afectados: los primeros se verán lastrados por la debilidad de la demanda y una ralentización fisiológica tras los resultados muy positivos de los dos últimos años; los segundos seguirán beneficiándose de la recuperación de los flujos turísticos y de las actividades relacionadas con los viajes y el canal hostelero.
\n <\/p>\n\n

Evolución por zona geográfica: riesgo de crédito<\/h2>\n\n

El análisis asigna a cada país, para cada indicador, una puntuación de 0 a 100 (0 menor riesgo, <\/strong>100 mayor riesgo<\/strong>).
\nEl riesgo de crédito<\/strong> indica la probabilidad de que la contraparte extranjera (soberano, banco o empresa) no pueda cumplir las obligaciones de los contratos comerciales o financieros. De los 194 países analizados, en 57 el nivel de riesgo<\/u> disminuye, 72 países se mantienen estables y en 65 aumenta.<\/p>\n\n

Las principales geografías avanzadas muestran un perfil crediticio sin cambios, con Alemania y Francia estables (18 y 23 respectivamente), mientras que Portugal y Grecia registran buenos resultados (42 y 66 respectivamente).<\/p>\n\n

En Oriente Medio, los países productores de materias primas energéticas experimentaron un beneficio inmediato de la subida de precios, con efectos positivos en las finanzas públicas, como Arabia Saudí (32), Emiratos Árabes Unidos (36) y Omán (62).<\/p>\n\n

En África, aumentan las puntuaciones de Ghana (88), Etiopía (93) y Kenia (81). A pesar de las exportaciones energéticas, Egipto (83) ve empeorar su puntuación debido al impacto de la guerra en el suministro de materias primas agrícolas, al igual que Nigeria (85) y Sudáfrica (67). En Túnez (92), la situación económica empeora en todos los sectores.<\/p>\n\n

En Europa emergente y la CEI, el riesgo de crédito <\/u>se vio afectado por la fuerte escalada de la crisis ruso-ucraniana. Rumanía (58) tiene problemas, lastrada por el encarecimiento de las importaciones de energía.<\/p>\n\n

En Turquía (84), los repetidos recortes de los tipos de interés y una inflación superior al 80% provocaron la pérdida de confianza de los inversores internacionales, lo que se tradujo en rebajas de calificación por parte de todas las agencias de calificación.<\/p>\n\n

En Asia, la consolidación fiscal gradual y el sólido crecimiento económico sitúan a la India (60) entre los países con mejores resultados de los principales mercados mundiales, lo que garantiza su mejora. Vietnam (67), Taiwán (23), Malasia (35) e Indonesia (54) también mejoran. Sri Lanka (98), Pakistán (90) y Bangladesh (82) siguen siendo frágiles. Por último, los riesgos bancarios<\/em> y empresariales aumentan en países como Tailandia (60) y China (50), caracterizados por un elevado nivel de deuda privada. Corea del Sur (21) y Filipinas (50), que se benefician de amplios recursos públicos, han podido hacer frente a los retos causados por la prolongada guerra de Ucrania.<\/p>\n\n

En América Latina, Brasil (55) y México (44) siguen registrando buenos resultados en materia de crecimiento. Incluso Argentina (81), a pesar de un marco político y económico aún incierto, registra una mejora de su dinámica de endeudamiento.<\/p>\n\n

 <\/p>\n\n

Evolución por zonas geográficas: riesgo político<\/h2>\n\n

Los indicadores de riesgo político<\/strong> (guerra, disturbios civiles y violencia política, expropiación, violaciones contractuales, transferencia de divisas y restricciones a la convertibilidad) muestran un empeoramiento. De los 194 países analizados, 35 mejoran, 71 se mantienen estables y 88 empeoran.<\/p>\n\n

En Europa emergente y la CEI, el conflicto aumentó el riesgo<\/strong> en Rusia, Bielorrusia (ambos con 97), Europa del Este y la región de la CEI, y también contribuyó a exacerbar las tensiones ya presentes en Kosovo (71), Serbia (50), Moldavia (64), Bosnia (66), Azerbaiyán (59) y Armenia (65).<\/p>\n\n

En África, se observan los efectos de la falta de productos alimentarios básicos y de las protestas sociales, como en Túnez, Egipto y Nigeria (donde las puntuaciones subieron a 76, 71 y 84 respectivamente). En otros países, el deterioro está vinculado a conflictos ya presentes sobre el terreno. Es el caso de muchos países del África subsahariana, donde en los dos últimos años se han producido varios golpes de Estado, como en Chad (81), Guinea (85), Malí (85) y Burkina Faso (77), y continuos enfrentamientos entre el gobierno y los rebeldes, como en Etiopía (90) o la República Democrática del Congo (86) y Ruanda (52). Sudáfrica también empeora (53). Sólo mejora Argelia (61), que ha aumentado sus ingresos en divisas tras la redefinición del abastecimiento energético mundial.<\/p>\n\n

Mejoraron las economías del Golfo, es decir, EAU (21), Arabia Saudí (41) y Omán (44).<\/p>\n\n

En América Latina, las desigualdades sociales y territoriales se hacen sentir: en Colombia (50) y Brasil (50) con las recientes protestas electorales, y en Perú (47) sacudido por episodios de violencia política cada vez más recurrentes e intensos.<\/p>\n\n

En Asia, en cambio, el panorama sigue siendo relativamente más estable, pero no hay que pasar por alto las continuas y crecientes tensiones entre China (41) y Taiwán (20). En Sri Lanka (74) persisten las protestas, derivadas de una crisis que ha hecho insostenibles las condiciones de vida de la población.<\/p>\n\n

 <\/p>\n\n

Tendencias por zonas geográficas: riesgo de cambio climático<\/h2>\n\n

En este contexto económico y político, el riesgo de cambio climático <\/strong>vuelve a agravarse, aunque con algunas diferencias geográficas.<\/p>\n\n

El conjunto de indicadores de la encuesta SACE, junto con la Fundación Enel<\/em>, incluye un indicador de riesgo de cambio climático <\/u>que monitoriza los principales componentes (temperatura, fragilidad hidrogeológica y viento) al que se añaden dos ámbitos de análisis: el bienestar social (demografía, igualdad, nivel de salud, educación y empleo) y la transición energética, que mide el estado de avance de la reconversión hacia un nuevo mix energético.<\/p>\n\n

Los indicadores de transición energética<\/strong>, muestran una mejora parcial impulsada por las energías renovables. Europa, América Latina y Asia, con China a la cabeza, siguen siendo las zonas de mayor crecimiento de las energías renovables. América del Norte también avanza gracias a los progresos realizados por Estados Unidos y Canadá. Brasil se confirma como uno de los países más virtuosos a escala mundial gracias a la importante contribución de la energía hidroeléctrica y a la expansión de la energía solar.<\/p>\n\n

Los indicadores de riesgo climático<\/strong> han empeorado en el último año, aunque con algunas diferencias geográficas.<\/p>\n\n

Asia es la región más expuesta al riesgo de fenómenos naturales<\/u> adversos debido a que las temperaturas aumentan el doble que la media mundial. India (94) y Bangladesh (96) son las geografías con mayor índice de riesgo climático<\/u> de la región y se ven afectadas por fenómenos recurrentes de gran magnitud en términos de pérdidas humanas y económicas. También lo están Pakistán (78), expuesto a inundaciones, y las Maldivas (83), cuya estructura insular está amenazada. Los fenómenos extremos de sequía afectaron a China (99) en los meses de verano de 2022, dañando la producción agrícola y provocando también una crisis energética en el país, con repercusiones negativas en la producción industrial.
\n
\nEl África subsahariana también registra un aumento significativo de los indicadores de riesgo climático,<\/em> con dinámicas diferentes. Las inundaciones afectaron a Sudáfrica (84), Nigeria (82), Burkina Faso (80), Camerún (38), Chad (83), Malí (77) y Níger (97), causando 1,3 millones de desplazados. En cambio, en Etiopía (86), Kenia (96), Somalia (86) y Tanzania (77), las sequías persisten desde 2020 y las cifras van en aumento. Los fenómenos meteorológicos extremos también amenazan la seguridad energética, como en la República Democrática del Congo (76), Etiopía, Uganda (69), Zambia (93) y Mozambique, que producen más de tres cuartas partes de su energía mediante centrales hidroeléctricas.<\/p>\n\n

En África, la sequía es el principal factor de riesgo climático, sobre todo en Egipto (32), Túnez (32) y Marruecos (37).
\n
\nEn América Latina, el nivel de riesgo <\/u>no es especialmente elevado. Honduras (84), Guatemala (81), Nicaragua (70), Costa Rica (67) y El Salvador (66) forman parte de un largo cinturón territorial afectado por sequías recurrentes y prolongadas, a veces interrumpidas por fenómenos pluviométricos extremos.<\/p>\n","pt":"Fraqueza no ciclo económico, incerteza geopolítica, alertas climáticos e energéticos: o quadro dos riscos globais em 2023 aponta para um estado de fragilidade que abranda a actividade económica global e o comércio internacional. Este é o cenário que emerge do Mapa de Riscos <\/strong>do SACE 2023<\/strong>, apresentado no evento de streaming com o título significativo \"Fragilidade Estável\". Os caminhos para o crescimento sustentável\". O Mapa de Risco <\/u>do SACE é agora considerado uma bússola fundamental para as empresas que exportam e que são chamadas, hoje mais do que nunca, a enfrentar os novos desafios colocados pelo actual contexto político-económico.\n

 <\/p>\n\n

O mapa mundial interactivo do SACE<\/h2>\n\n

O mapa mundial interactivo em linha da SACE esboça perfis de risco<\/strong> para empresas que exportam e investem em 194 mercados estrangeiros. O conjunto de indicadores utilizados pelos analistas avalia o risco de crédito<\/strong>, o risco político<\/strong> e os aspectos de sustentabilidade<\/strong>, tais como as alterações climáticas e a transição energética.<\/p>\n\n

O estudo mostra um quadro cada vez mais fluido e incerto, em que os riscos de crédito <\/u>permanecem estáveis mas não recuperam o terreno perdido após três anos de choques adversos, os riscos políticos<\/u> tornam-se mais intensos e os acontecimentos climáticos revelam impactos perturbadores. Neste contexto de \"fragilidade estável\", os elementos estratégicos a investir para reforçar a resiliência e assegurar um crescimento duradouro são a transição energética, a sustentabilidade<\/u> e a diversificação do mercado.<\/p>\n\n

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Cenário: fontes de risco e ciclo económico<\/h2>\n\n

Nos últimos três anos, o contexto global tem sido caracterizado por três choques de extraordinária magnitude: a emergência pandémica, a invasão russa da Ucrânia com a consequente crise energética e alimentar, o regresso da inflação sustentada e o fim das políticas monetárias ultra-expansivas. Sem esquecer os acontecimentos naturais extremos ligados às alterações climáticas, cada vez mais frequentes.<\/p>\n\n

Neste cenário, estima-se que a inflação mundial desça para cerca de 5% até 2023 e que o crescimento do PIB mundial desça para 1,3% de acordo com as estimativas da Oxford Economics<\/em>.<\/p>\n\n

Os volumes do comércio internacional de bens e serviços serão mais afectados: o primeiro será pesado pela fraca procura e um abrandamento fisiológico após o desempenho muito positivo dos últimos dois anos; o segundo continuará a beneficiar da recuperação dos fluxos turísticos e das actividades relacionadas com as viagens e o canal de hospitalidade.
\n
\n <\/p>\n\n

Tendências por zona geográfica: risco de crédito<\/h2>\n\n

A análise atribui a cada país, para cada indicador, uma pontuação de 0 a 100 (0 risco <\/strong>mais baixo, 100 risco <\/strong>mais alto).
\nO risco de crédito<\/strong> indica a probabilidade de a contraparte estrangeira (soberana, bancária ou empresarial) ser incapaz de cumprir as obrigações dos contratos comerciais ou financeiros. Dos 194 países analisados, em 57 o nível de risco <\/u>decresce, 72 países permanecem estáveis e em 65 aumenta.<\/p>\n\n

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