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Caro energia: forte impatto anche sulle aziende del settore

Il caro energia è una vera e propria emergenza per i settori manifatturieri italiani che si trovano a fronteggiare un forte aumento dei costi delle commodity energetiche, con particolare riferimento al prezzo del gas naturale e dell’elettricità.

Riportiamo le dichiarazioni di Unionplast, FederlegnoArredo e Confindustria.

 

Il grido d'allarme di Unionplast

 

“Il settore manifatturiero della trasformazione delle materie plastiche si trova suo malgrado a fronteggiare un drammatico aumento dei costi delle commodity energetiche, che sta mettendo a rischio la sopravvivenza delle nostre imprese”: è quanto afferma in un comunicato stampa l'Unionplast, la Federazione della gomma e della plastica di Confindustria.

Il prezzo dell’energia elettrica continua infatti a registrare valori record e questi aumenti sono conseguenza della crescita esponenziale delle quotazioni del gas naturale: il prezzo MGP pubblicato da GME di dicembre 2021 è risultato pari a 113,344 €/Mwh, crescendo in questo caso di oltre il 688% rispetto a dicembre 2020.

“È chiaro  - si legge ancora nella nota - che aumenti di questa portata non possono essere assorbiti dalle nostre aziende. Pur avendo la plastica indubbi vantaggi legati alla sua intrinseca leggerezza che ne fanno uno dei materiali più sostenibili per l’imballaggio, resta molto elevato il fabbisogno energetico per la sua trasformazione. Il settore sta facendo enormi sforzi per ridurre drasticamente i consumi energetici all’interno delle proprie fabbriche, ma nel breve periodo, aumenti di questa portata non possono essere assorbiti dalle nostre aziende”.

 

Caro energia: le richieste di FederlegnoArredo
 

Anche Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo, afferma che il grande aumento del costo dell'energia mette seriamente a rischio la ripresa del Paese, perché più o meno direttamente, tutti i settori ne sono colpiti e a cascata i consumatori.

Di fronte a questa situazione così grave, Feltrin chiede al Governo di rivedere le misure prese attraverso il Decreto legge Sostegni, misure che appaiono insufficienti ed emergenziali.

“Risulta a tutti evidente - ha spiegato Feltrin - la sproporzione fra l’incidenza che il rincaro energetico ha sulle aziende e sulla loro tenuta e le misure previste. Pensare che siano sufficienti, come riportato sul sito del Mise, 1,2 miliardi per annullare gli oneri di sistema nel primo trimestre del 2022 e 540 milioni per contributi sotto forma di credito d’imposta pari al 20% delle spese elettriche, è come invitare a prendere un aperitivo chi pensava di andare a cena. Chiediamo pertanto al Governo di intervenire quanto prima con un’azione più forte e incisiva”.

 

Le misure più urgenti proposte da Confindustria

 

Il 27 gennaio scorso si è tenuto un nuovo confronto tra Confindustria e il Governo sul problema del caro energia. Obiettivo dell’incontro la condivisione di possibili azioni per contrastare il drammatico impatto dei costi dell’energia sul sistema produttivo con potenziali gravi conseguenze sociali ed economiche per il Paese.

La difficile situazione rischia di paralizzare definitivamente il sistema industriale italiano che richiede un deciso intervento di politica industriale dagli effetti congiunturali e strutturali immediati, oltre a una progettualità di lungo termine.
Le misure più urgenti proposte da Confindustria riguardano la cessione della produzione nazionale di gas ai settori industriali per 10 anni con anticipazione dei benefici finanziari per l’anno 2022; l’intervento immediato per la cessione ai settori industriali a rischio chiusura di energia rinnovabile elettrica “consegnata al GSE”, l’aumento delle aliquote di agevolazione per le componenti parafiscali della bolletta elettrica nei limiti previsti dalla normativa Europea (art. 39 elettrico ex Com200/2014/UE).

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