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L'economia del design in Italia nel Rapporto della Fondazione Symbola
L'Italia è il Paese europeo con il maggior numero di imprese che operano nell'ambito del design: circa 30mila con 61mila lavoratori e un valore aggiunto, generato nel 2020, pari a 2,5 miliardi di euro. Milano si conferma capitale del design con il 18% del valore aggiunto e conta il 14% degli addetti in Italia. Il 57% delle imprese del design integra nella progettazione aspetti legati alla durabilità dei prodotti, il 43,4% alla riduzione materica, il 34% alla riciclabilità e il 31,4% alla riparabilità.

È quanto emerge dal Rapporto “Design Economy 2022” presentato lo scorso 20 aprile da Fondazione Symbola, Deloitte Private e POLI.design, con il supporto di ADI, CUID, Comieco, Logotel, AlmaLaurea e il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

L’ADI Design Museum di Milano ha ospitato la presentazione del Rapporto che ha visto tra i relatori Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader, Francesco Zurlo, presidente POLI.Design e preside Scuola del Design, Luciano Galimberti, presidente ADI, Maria Porro, presidente del Salone del Mobile, Domenico Sturabotti, direttore Fondazione Symbola, Carlo Montalbetti, direttore Generale Comieco, Loreto Di Rienzo, Co-Fondatore Gruppo Dyloan, Cristina Favini, Chief Design officer & strategist Logotel e Antonio Casu, Ceo Italdesign Giugiaro.

 

Design, leva fondamentale per il futuro del settore

“Nel pieno di una transizione verde e digitale – ha dichiarato Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, - accelerata dalla pandemia e dall’invasione dell’Ucraina, il design è chiamato nuovamente a dare forma, senso e bellezza al futuro. Molti aspetti della nostra vita, così come molti settori, cambieranno, dalla metamorfosi della mobilità verso modelli condivisi, interconnessi ed elettrici, ai processi di decarbonizzazione e dell’economia circolare che stanno cambiando l’industria e le relazioni di filiera, arrivando ai prodotti che, in un contesto di risorse sempre più scarse, dovranno necessariamente essere riprogettati per diventare più durevoli, riparabili, riutilizzabili”.

“Nel nostro Paese – ha affermato Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader – il Design può essere una leva fondamentale per ripensare e orientare la strategia dell’intera organizzazione imprenditoriale in ottica sostenibile. L’intero comparto può aiutare a ridefinire il futuro delle imprese in tutti i settori, specialmente quelli del Made in Italy, ma per farlo bisogna pensare ad azioni mirate, che consentano alle realtà del Design di continuare a crescere, irrobustendone la struttura e sviluppando una cultura d’impresa”.

 

L’economia del Design: una fotografia in Italia e in Europa

Dal Rapporto emerge che il settore conta 30 mila imprese che hanno generato nel 2020 un valore aggiunto pari a 2,5 miliardi di euro con 61 mila occupati. Le imprese di design sono distribuite su tutto il territorio nazionale, concentrandosi in particolare nelle aree di specializzazione del Made in Italy e nelle regioni Lombardia, Piemonte, Emilia – Romagna e Veneto, dove si localizza il 60% delle imprese. Tra le provincie primeggiano Milano (15% imprese e 18% valore aggiunto nazionale) Roma (6,7% e 5,3%), Torino (5% e 7,8%). Le imprese operano per il 44% all’estero (8,9% extra EU), per il 45% su scala nazionale, mentre per il 10,8% su scala locale.

 

Milano, capitale del Design

La principale capitale del design italiano è Milano: il capoluogo lombardo concentra il 18% del valore aggiunto del settore sul territorio nazionale. Milano del resto è anche sede del Salone del Mobile e del Fuorisalone, le più grandi manifestazioni al mondo dedicate al design. In generale comunque le imprese e i professionisti del design svolgono le loro attività prevalentemente nei centri metropolitani, dove hanno la possibilità di godere di una maggiore visibilità nazionale e internazionale. Infatti, quattro su dieci realtà del design operano all’estero (44%, 8,9% extra EU), mentre la restante quota opera soprattutto a livello nazionale (45%) o, in minor parte, solo su scala locale (10,8%).

Dall’analisi emerge anche un altro aspetto significativo e distintivo del design italiano, ovvero il rapporto diretto con la committenza: la stragrande maggioranza degli intervistati (l’86%) infatti interagisce direttamente con gli imprenditori e i vertici aziendali. Per quanto riguarda i servizi richiesti, le imprese dichiarano di fornire soprattutto consulenze su aspetti stilistici (il 58%) e processuali (25%), mentre le consulenze di carattere strategico rappresentano il 10%.

 

Design e transizione ecologica: sostenibilità motore della crescita

Il Rapporto “Design economy” quest’anno dedica un capitolo alla relazione tra il settore italiano e la sostenibilità. Molto interessanti i risultati della survey condotta per l’edizione 2022 del report.

Se la maggioranza dei progettisti e delle imprese del design si sente complessivamente preparato sul tema, dichiarando competenze di alto (33,9%) e medio livello (55,1%), l’offerta per la sostenibilità attualmente si concentra sulla durabilità (57,6%) e in seconda battuta sulla riduzione dell’impiego di materie prime ed energia (43,4%)

Punto d’incontro tra domanda e offerta dei servizi di design si concretizza già oggi nella progettazione con materie prime più sostenibili e l’ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse. Tra i settori che trainano la domanda di servizi di design sostenibile ci sono soprattutto i comparti del Made In Italy, primo tra tutti il settore arredo (70%), seguito dall’automotive (56%), dall’immobiliare – ceramiche, pavimenti, fino agli elementi strutturali – (38%), dall’abbigliamento (30%) e dall’agroalimentare (13,3%).

La crescente consapevolezza ambientale e l'importanza sempre maggiore che il mercato attribuisce agli aspetti ambientali sta stimolando l’impegno per un futuro sostenibile nell’ecosistema imprenditoriale italiano. Lo dimostrano diversi esempi concreti messi in campo sia dalle associazioni, come Federlegnoarredo, con il suo “Decalogo” che mappa la domanda dei servizi di ecodesign o Comieco, con l’indagine sulle caratteristiche dei pack utilizzati dai ristoranti, sia dalle aziende e dai progettisti.

 

La formazione italiana nell’ambito del Design

Per quanto riguarda il sistema formativo, il Rapporto rivela che è distribuito in tutto il Paese con  ben 81 istituti accreditati dal Ministero dell’Istruzione: 22 Università, 16 Accademie delle Belle Arti, 15 Accademie Legalmente Riconosciute, 22 Istituti privati autorizzati a rilasciare titoli AFAM (Alta Formazione Artistica e Musicale) e 6 ISIA (Istituti Superiori per Industrie Artistiche). Per un totale di 291 corsi di studio, distribuiti in vari livelli formativi e in diverse aree di specializzazione. Ne fanno parte eccellenze come il Politecnico di Milano, primo tra i Paesi UE e 5° al mondo secondo la prestigiosa classifica QS World University Rankings by Subject nel settore del design. A seguire, mantengono un importante ruolo per la formazione del designer l’Istituto Europeo di Design (IED) e la Nuova Accademia di Belle Arti (NABA). Complessivamente, i designer formati sono 9.362; di questi, due terzi risiedono al Nord, in particolare in Lombardia (49,8%).

Quest’anno, grazie alla collaborazione con Almalaurea e il Career Service del Politecnico di Milano, si ha un nuovo dato informativo relativo alla situazione lavorativa a cinque anni dalla laurea e a cinque anni dal primo rapporto sul design della Fondazione Symbola. La prima stima sul tasso di occupazione dei laureati magistrali in design a cinque anni restituisce un valore del 90%, superiore alla media del complesso dei laureati magistrali biennali in Italia; di questi, l’84% svolge una professione coerente con l’ambito del design.

 

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